A sessant'anni piú che suonati B.B.King si esibisce ancora per il mondo: come un vecchio centrocampista ormai sfiatato, gioca da fermo, lesinando le note della sua magica chitarra mentre intorno i podisti della banda spendono fino all'ultima stilla di energia. Nessuno se ne lamenta, non potrebbe essere altrimenti. Il Blues Boy é un monumento e come tale va riconosciuto e omaggiato; per i suoi nobili trascorsi che vanno al delta del Mississippi, anni '40 e per l'originale stile elaborato, con splendida pulizia di tocco. B.B.King discende da T-Bone Walker e porta a Freddy King e alla nidiata di Bluesman bianchi dei '60. Il blues viene estratto dal magma primordiale in cui ribolliva dai giorni del cotone e scintilla di nuova luce, accettando la contaminazione con le musiche piú diverse, dal Jazz alla "leggera" raffinata. questa disinvoltura espressiva che piace al pubblico dei '60 ed é in quel decennio che King esce dalle cronache ed entra nella leggenda, incidendo anche il piú grande successo della carriera, the thrill is gone. Lui se ne compiace ma non finge alcuna modestia: "Sono decenni che studio la mia musica come nessuno ha mai fatto e che suono come un forsennato: anche 342 concerti all'anno, é il mio record. Ho sempre voluto essere il Beethoven del blues, ora posso dire di esserci riuscito."